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Retinoblastoma: messo a punto a Siena il primo protocollo italiano di diagnosi e terapia
Si presenta come una macchia bianca nella pupilla ma può togliere la vista ad un bambino. Se scoperto molto tardi, può portare all'asportazione dell'occhio o, in casi molto avanzati, anche a pericolo di vita

retinoblastomaSiena, 2 dicembre 2005 - Si tratta del retinoblastoma ed è il tumore più frequente in età pediatrica. Proprio al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, per la prima volta in Italia, è stato messo a punto il protocollo di
diagnosi e terapia della malattia. Il protocollo tiene conto dell'esperienza dell'Oculistica, diretta dal professor Aldo Caporossi, dove è attivo il Centro di riferimento regionale per il retinoblastoma, affidato alla dottoressa Theodora Hadjistilianou, con la collaborazione del dottor Giacomo Lasorella responsabile dell'U.O. Oftalmologia Pediatrica, un filone di ricerca che nasce a Siena negli anni '50 con il professor Renato Frezzotti.

"La pluriennale esperienza in questo settore - spiega Caporossi - fa sì che la maggior parte dei bambini italiani affetti vengono inviati presso il nostro Centro per essere sottoposti alle cure necessarie. Negli ultimi anni si è assistito anche all'arrivo di bambini stranieri. La terapia e la prognosi di questa neoplasia è notevolmente cambiata negli anni; mentre in passato l'enucleazione era il trattamento di scelta oggi, grazie ad una diagnosi precoce ed a protocolli terapeutici conservativi, una elevata percentuale degli occhi affetti vengono salvati".

Il protocollo terapeutico, messo a punto grazie al contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, sarà presentato alla comunità scientifica nazionale il 2 dicembre nell'Aula Magna dell'Accademia dei Fisiocritici, durante un workshop organizzato dal professor Antonio Acquaviva, onco-ematologo del Dipartimento Materno-Infantile, diretto dal professor Guido Morgese.

"Siamo stati i primi a documentare l'efficacia terapeutica di una combinazione di due farmaci antitumorali per il retinoblastoma - aggiunge Acquaviva - con la riduzione, in alcuni casi, anche del 70%". Il protocollo, messo a punto con un gruppo di specialisti delle Università di Siena, Padova e Bologna, coordinati dal professor Acquaviva, è stato approvato dall'Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica. "Il nostro obiettivo - conclude Acquaviva - è salvare la vita del bambino e conservare l'occhio e un
visus utile. Se si osserva nella pupilla una macchia bianca o
un'alterazione del suo colore normale è indispensabile un'immediata
visita dall'oculista".

[Fonte: Ufficio Stampa Policlinico Santa Maria alle Scotte]

Per maggiori info: www.aigr.it