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La chirurgia della mano
Parliamo di chirurgia della mano, e in particolare della sindrome del tunnel carpale e della frattura dello scafoide, due patologie molto diffuse e che oggi possono essere risolte con le nuove tecniche di micro-chirurgia. Abbiamo sentito a questo proposito il dott. Fabio Curini Galletti, specialista in Ortopedia del Centro Medico Chirurgico Etruria di Grosseto.

© Medici&Salute 2004 - Tutti i diritti riservatiLa frattura dello scafoide carpale è un evento che si verifica con frequenza in cadute sul polso in soggetti in età attiva. Per problematiche connesse con il particolare afflusso del sangue la guarigione dello scafoide rappresenta spesso un problema ancora oggi.

Tradizionalmente in fratture composte si ricorre ad una lunga immobilizzazione in gesso (90-120 giorni); per fratture scomposte o con problematiche ligamentose associate si ricorre a trattamento chirurgico.

Ma il lungo periodo di immobilizzazione con il gesso ed i nuovi mezzi di sintesi disponibili stanno modificando l'approccio tradizionale; specialmente una vite americana conica a passo variabile che può essere usata per via transcutanea a cielo chiuso sotto amplificatore di brillanza e che garantisce in molti casi una stabilizzazione tale da rendere inutile l'apparecchio gessato post operatorio (è solo necessario riposo da attività impegnative per la mano con uso saltuario di uno splint statico), © Medici&Salute 2004 - Tutti i diritti riservatiha fatto sì che molti pazienti preferiscano ricorrere a tale sistema di stabilizzazione in alternativa all'apparecchio gessato anche in caso di fratture composte.

L'intervento è condotto in regime di Day-Hospital in anestesia periferica di plesso ascellare.“Appare ovvio – ha detto il dott. Fabio Curini Galletti – che tale vite possa migliorare la prognosi anche delle fratture scomposte per cui sarà necessario comunque ricorrere ad accesso chirurgico tradizionale;anche in questi casi sicuramente minore sarà la necessità di protezione postoperatoria (l'intervento sarà condotto come sopra detto). Infine le fratture di vecchia data (pseudoartrosi) che hanno sempre rappresentato per il chirurgo una sfida di estrema difficoltà e che necessitano di innesto osseo tradizionale o vascolarizzato possono trovare con una sintesi stabile una maggiore possibilità di guarigione. In tali casi l'intervento può necessitare di anestesia generale o periferica in relazione alla sede di prelievo dell'innesto osseo."

© Medici&Salute 2004 - Tutti i diritti riservatiLa sindrome del tunnel carpale è patologia di grande impatto in tutte le età della vita delle donne; se ne registra oggi comunque una maggiore diffusione anche nel sesso maschile, anche se con caratteristiche diverse; spesso il tunnel nell'uomo è di natura funzionale e connesso con l'attività lavorativa. Nella sindrome del tunnel standard la paziente (o il paziente) riferisce parestesie (formicolio) notturno che si manifesta dopo alcune ore di sonno; le parestesie sono riferite in genere al pollice indice medio, in parte all'anulare e spariscono con movimenti energici della mano stessa.

"Con il progredire della patologia compressiva del nervo mediano - ha spiegato ancora il medico - le parestesie sono sempre più presenti e si manifestano anche nelle ore diurne, specie in attività come la guida dell'auto, moto o bicicletta, il tenere il telefono in mano durante la conversazione: a questo punto siamo di fronte ad un tunnel di secondo grado. L'esame da eseguire già nella fase iniziale è l'esame elettrodiagnostico con le velocità di conduzione sensitiva e motoria del nervo mediano la sua latenza la sua ampiezza; se tale esame registra un danno del nervo l'indicazione è chirurgica."

© Medici&Salute 2004 - Tutti i diritti riservati"Data la estrema frequenza di tale atto chirurgico possiamo standardizzare il trattamento più affidabile e di minore impatto per la paziente: anestesia tronculare al polso, regime di Day Hospital, minimi esami necessari pre-operatori, tecnica chirurgica in mini open con approccio microchirurgico per la decompressione del nervo mediano.

La durata effettiva dell'intervento – aggiunge il dott. Curini Galletti – si aggira nei casi standard intorno a quindici minuti; verrà applicato soltanto un bendaggio molle postintervento con dita libere; il paziente potrà e dovrà usare la mano nell'immediato post operatorio per attività leggere. Dopo circa dodici giorni avverrà la desutura: il paziente – conclude – potrà progressivamente incrementare l'attività manuale fino a riprendere un lavoro anche pesante a circa un mese dall'intervento".

Per informazioni contattare il dott. Fabio Curini Galletti
e-mail: curinigalletti@tiscalinet.it
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